«Profeti e re», la curiosa coppia dell'evangelista Luca
(Luca 10:24)

In una ichiarazione che probabilmente si riferiva al Regno dei Cieli, Gesù annuncia ai suoi discepoli, secondo Luca, che «molti profeti e re» avevano desiderato di vedere e di udire quello che loro (i suoi discepoli) stavano vedendo e udendo. Mat.13:17 ha riportato lo stesso detto, ma nel suo racconto la coppia è, «profeti e giusti». Questi due detti sono così simili che sembra probabile che la leggera differenza rifletta un cambiamento letterario dell'evangelista, piuttosto che due versioni di uno stesso detto pronunciate da Gesù in due occasioni diverse. In tal caso, Gesù ha detto «profeti e re» oppure «profeti e giusti»? «Re» non è un sinonimo ebraico per «profeti». I re d'Israele non erano certo famosi per il loro intenso desiderio di vedere i giorni del Messia ed il suo Regno. Di solito, i re biblici erano nemici dei profeti di Dio! Ad esempio, «E il re ordinò a Jerahmeel, figliuolo del re, a Sesaia figliuolo di Azriel, e a Scelemia figliuolo di Abdeel, di pigliare Baruc, segretario, e il profeta Geremia. Ma l'Eterno li nascose» (Ger.36:26). La coppia «profeti e re» non ricorre neanche nella letteratura ebraica. Inoltre, da nessuna parte nelle Sacre Scritture, «re» è equivalente alla parola «profeta».

Anche la versione di Matteo ha le sue difficoltà. Come «re», anche «giusti» (tzadikim in ebraico) non è sinonimo di «profeti». Inoltre, molti commentari del vangelo di Matteo suggeriscono che la coppia «profeti e giusti» sembra essere un'espressione peculiare di questo evangelista. Nel Nuovo Testamento, solo nel testo di Matteo troviamo «giusti» usato come sinonimo di «profeti». Tre volte: Mat.10:41; 13:17; 23:29.

Sinonimi ebraici per «profeti»

Quali sono, allora, i sinonimi per «profeti» (nebi'im) in ebraico? Poiché i testi greci sono così pieni di idiomi ebraici, non abbiamo bisogno di allontanarci dai vangeli per trovare la risposta a questa domanda. Per esempio, nella lamentazione di Gesù sopra Gerusalemme, egli disse:

«Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati». In questa frase, «quelli che ti sono mandati», si trova in parallelo con «profeti».

Un altro sinonimo ebraico per «profeti» è mal'akim (greco angeloi; messaggeri, inviati). Il nome del libro biblico di Malachia significa «mio messaggero [di YHWH]». Un esempio diretto della parola mal'akim nel senso di «messaggeri, inviati» si trova in Num.21:21: «Israele mandò ambasciatori [mal'akim] a Sihon, re degli Amorei».

Riporto qui di seguito due esempi biblici dove mal'akim ricorre come parallelo a «profeti» [nevi'im]: «E l'Eterno, l'Iddio de' loro padri, mandò loro a più riprese degli ammonimenti, per mezzo dei suoi messaggeri [mal'akim], poiché voleva risparmiare il suo popolo e la sua propria dimora: ma quelli si beffarono de' messaggeri [mal'ake] di Dio, sprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti [nebi'ayw], finché l'ira dell'Eterno contro il suo popolo arrivò al punto che non ci fu più rimedio» (2Cron.36:15,16). Notiamo che «i suoi profeti» è in parallelo ai «mal'akim di Dio».

In Ag.1:12, Aggeo viene chiamato «il profeta» che Dio «aveva mandato» (vedi Diodati), e nel verso successivo, il «mal'ak [messaggero] dell'Eterno nel mal'akut ["messaggeria", "missione", il lavoro del messaggero] dell'Eterno». Questo passo biblico è stato considerato dai rabbini come la prova decisiva che i profeti erano chiamati mal'akim:

I profeti sono chiamati «mal'akim». Lo si ricava da ciò che è scritto, e mandò un messaggero (mal'ak) e ci fece uscire dall'Egitto (Num.20:16). Era un angelo del Signore? Era sicuramente Mosè! Perché dunque lo chiama «mal'ak»? Infatti, da questo si conosce che i profeti sono chiamati «mal'akim»... Hanno detto i Rabbini: Che cosa gli ha detto la moglie di Manoah? - Un uomo di Dio è venuto da me; aveva il sembiante d'un angelo (mal'ak) di Dio (Giud.13:6). Evidentemente lei lo ha scambiato per un profeta, quanto invece era un angelo. Rabbi Johanan ha detto: C'è un passo decisivo che mostra che i profeti sono stati chiamati «mal'akim», è Aggeo, messaggero (mal'ak) del Signore nel messaggio (mal'akut) del Signore (Ag.1:13). Siamo così obbligati a concludere, da questo passaggio decisivo, che i profeti sono chiamati «mal'akim» (Levitico Rabbah 1:1).

«Apostoli» (in ebraico, shelihim, mandati, emissari, inviati) è un terzo, ed ultimo, sinonimo ebraico per «profeti». La parola shaliah (pl. shelihim) non si trova nelle Sacre Scritture Ebraiche; comunque, ai tempi di Gesù, era entrata a far parte della lingua ebraica. Nel corso di poche centinaia di anni, a partire dal secondo secolo a.C., la parola shaliah ha gradualmente sostituito mal'ak nel senso di un comune messaggero terreno, o anche, nel senso di un inviato celeste. Mentre shelihim era la scelta più normale per gli emissari umani, l'uso di mal'akim è stato limitato agli esseri celesti (Marcus Jastrow, A Dictionary of the Targumim). shaliah è in parallelo a mal'ak nella famosa espressione rabbinica «non per un mal'ak né per uno shaliah» (né per un messaggero né per un apostolo, cioè, senza intermediario). Sappiamo che in seguito alla loro missione, la cerchia più stretta dei discepoli di Gesù è stata chiamata «apostoli». Poiché shaliah non ricorre nelle Scritture Ebraiche, il suo equivalente greco, la parola apostolos (pl. apostoloi) non ricorre nella traduzione del secondo secolo a.C. di quelle Scritture, conosciuta come Septuaginta. Tuttavia, il verbo di apostello, che deriva dalla stessa radice di apostolos, era la normale traduzione nella Septuaginta del verbo ebraico che ha la stessa radice di shaliah.

Come i «messaggeri» possono essere diventati «re»

In linea teorica, Gesù può aver detto «profeti e sheluhim» (inviati, mandati), «profeti e mal'akim» (messaggeri), o «profeti e shelihim (apostoli)», dato che le tre parole sono dei sinonimi per «profeti». Comunque, siccome Luca ha preservato «profeti e re», è possibile che Gesù abbia detto «profeti e mal'akim» (messaggeri). I «profeti e re» di Luca possono essere il risultato della confusione di uno scriba della parola ebraica mel'akim (re) e mal'akim (messaggeri). Il primo a proporre questo suggerimento innovativo è stato Edwin A. Abbott (Clue: A Guide Through Greek to Hebrew Scripture). Senza i segni vocalici, che sono stati inseriti soltanto sei secoli dopo i tempi di Gesù, le due parole sono ancora più simili - mlkm e ml'km - specialmente se mal'akim è scritto senza il suo alef (qui traslitterato con un apostrofo). Possiamo supporre che uno scriba abbia visto mal'akim nel testo ebraico che stava copiando, ma abbia scritto per errore mel'akim. Lo scambio di mel'akim per mal'akim, e vice versa, è stato a lungo un potenziale pericolo per i copisti dei documenti ebraici, ed esempi di questa confusione sono trovati nelle Sacre Scritture Ebraiche. «Messaggero» o «angelo» (mal'ak) è frequentemente confuso con «re» (mel'ek), e lo fu dal Cronista nella storia di Ornan; 1Cron.21:20: «Ornan, voltandosi, vide l'angelo», è il risultato della confusione della scriba tra le due parole mal'ak e mel'ek (forse dovuta alla menzione dell'angelo dell'Eterno poco prima). 2Sam.24:20 infatti legge, «Arauna (Ornan) guardò, e vide il re». Altri esempi della confusione tra mal'ak (messaggero) e mel'ek (re): In 2Re 7:17, abbiamo la primitiva forma di ha-melek «il messaggero» senza Alef. Il passo deve di conseguenza essere tradotto: «al messaggero ch'era sceso a trovarlo». Questo è confermato dalla dichiarazione del capitolo precedente, cioè, 2Re 6:33. Esattamente il contrario è il caso di 2Sam.11:1, dove la Massora stessa ci dice che i redattori del testo hanno inserito l'Alef, trasformando (ha-mel'akim) «re», in (mal'akim) «messaggeri». L'ebraico «messaggero» [mal'ak] è reso [nella Septuaginta] con il greco «re» o «governatore» in Is.14:32; 42:19; Prov.13:17.

Sommario

Il significato del detto di Gesù che menziona «profeti e re» è abbastanza chiaro: i discepoli inviati, che avevano lottato contro i demoni e li avevano scacciati, avevano sperimentato qualcosa di quello che i grandi uomini del Vecchio Testamento avevano desiderato, ma non era stato dato loro il privilegio di sperimentare.

Sembra che nella trasmissione del detto di Gesù (Luca 10:24), la parola «re» abbia sostituito la parola «messaggeri». Scritte o parlate, le parole greche basileìs (re) e angeloi (messaggeri) non sono simili; tuttavia, le parole ebraiche mel'akim (re) e mal'akim (messaggeri) sono molto simili, specialmente all'occhio. Quindi, è probabile che sia avvenuta una erronea lettura di «messaggeri» quando la parola veniva copiata. Se questo errore si è verificato nello stadio ebraico della trasmissione del vangelo, prima che fosse tradotto in greco, allora, questa storia di Gesù esisteva probabilmente in ebraico in forma scritta. Poiché ci sono casi anche nel testo Masoretico, questo errore scribale è indubbiamente possibile in ebraico.

è meno probabile, sebbene possibile, che l'errore di trasmissione si sia verificato quando il vangelo veniva tradotto in greco. Il traduttore greco avrebbe potuto vedere mal'akim in un rotolo ebraico e leggerlo come mel'akim. O, in alternativa, se il traduttore era aiutato da un lettore che gli dettava il testo ebraico, l'assistente potrebbe aver letto male il testo. C'è anche una piccola possibilità (dato che le due parole sono più distinguibili nel discorso che nello scritto) che, come l'assistente dettava il testo ebraico, il traduttore poteva capire mel'akim al posto di mal'akim.

Non sono poche le difficoltà nel comprendere i racconti della vita di Gesù. Gli scrittori di Matteo, Marco e Luca sono spesso diversi nell'esprimere la stessa storia. Valutare queste differenze richiede grande competenza in molti campi ed a volte la competenza non basta.

Diamo uno sguardo ad una di queste differenze di espressione, nella storia del battesimo di Gesù. Secondo il vangelo di Matteo, dopo che Gesù è stato battezzato, una voce dal cielo ha dichiarato, «Questo è il mio diletto Figliuolo...» (Mat.3:17). Secondo i racconti di Luca e Marco, la voce divina ha detto, «Tu sei il mio diletto Figliuolo...» (Luca 3:22; Mar.1:11). Secondo Matteo, il Cielo aveva parlato alla gente che si trovava al Giordano; ma, secondo Luca e Marco, il Cielo si è indirizzato a Gesù. In questo caso, sembra impossibile decidere se la voce divina abbia detto «tu», o «questo». Le prove testuali ed i manoscritti non sono di alcun aiuto agli studiosi.

Questo studio ha mostrato l'importanza di esaminare anche i dettagli più piccoli della vita e delle parole di Gesù. In ebraico non sembra esserci una grande differenza tra «profeti e re» e «profeti e giusti», o anche tra «profeti e messaggeri» - tutte le tre versioni del detto mettono in confronto gli apostoli di Gesù con i grandi uomini del Vecchio Testamento.

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