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Quanto tempo Gesù è stato nella tomba?


Non ci viene detto in quale sera della settimana Gesù ha mangiato l’agnello Pasquale con i suoi discepoli. Comunque, i vangeli rendono chiaro il fatto che Gesù morì e fu sepolto di Venerdì. La parola greca paraskeuē (preparazione, giorno della preparazione) ricorre nel Nuovo Testamento sei volte (Mat.27:62; Mar.15:42; Luca 23:54; Giov.19:14,31,42), sempre in riferimento al «giorno della preparazione», cioè, il giorno prima del Sabato, come spiega Mar.15:42. Al tempo di Gesù, il «giorno della preparazione» era un termine tecnico per «Venerdì», il giorno in cui dovevano essere fatte le preparazioni per il Sabato (Giuseppe, Antichità 16:163; Didache 8:1). Secondo Luca, le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea erano state testimoni della crocifissione (Luca 23:49). In seguito, dopo essere state testimoni della sepoltura di Gesù fatta da Giuseppe d’Arimatea (Luca 23:55), sono ritornate alle loro case a preparare gli aromi e gli oli odoriferi prima dell’inizio del Sabato (Luca 23:56). Marco riferisce che le donne hanno comprato gli aromi, e l’hanno fatto «passato il sabato» (Mar.16:1). Dopo il Sabato, sono ritornate alla tomba portando gli aromi (Luca 24:1).

Gesù profetizzò che sarebbe risuscitato il terzo giorno dopo la sua morte. Il Figlio dell’Uomo, Gesù disse, sarebbe stato consegnato ai Gentili, che lo avrebbero ucciso, ma il terzo giorno sarebbe risuscitato (Luca 18:31-33). Cfr. Giov.2:19,21,22: «Gesù rispose loro: Disfate questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere… Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando dunque fu risorto dai morti, i suoi discepoli si ricordarono ch’egli aveva detto questo». Anche Pietro ha proclamato che «Esso ha Iddio risuscitato il terzo giorno» (Atti 10:40). Paolo ha proclamato una cosa identica: «Poiché io vi ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo è morto per i nostri peccati, secondo e Scritture; che fu seppellito; che risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture» (1Cor.15:3,4).

Se Gesù è stato seppellito il tardo Venerdì pomeriggio, quanto tempo avrebbe dovuto rimanere nella tomba per adempiere la sua profezia sulla risurrezione? Per rispondere a questa domanda, abbiamo bisogno di conoscere alcune cose sul modo ebraico di considerare il tempo. Dobbiamo anche esaminare due interessanti idiomi ebraici.

Il giorno ebraico

Molti pensano ad un giorno come diviso in due parti: un periodo di luce seguito da un periodo di oscurità. I Giudei del primo secolo, tuttavia, pensavano ad un giorno come diviso in un periodo di oscurità seguito da un periodo di luce.

Il giorno ebraico iniziava sempre con la notte. Questo è confermato da Gen.1:5, «Così fu sera, poi fu mattina: e fu il primo giorno». Il crepuscolo era definito dal momento in cui le stelle diventavano visibili nel cielo (Neh.4:21), circa le 7:00 di sera durante la stagione della Pasqua.

Luce per notte

Mat.28:1 può riflettere due idiomi ebraici. Essi forniscono degli indizi riguardo il tempo della risurrezione. La versione Diodati legge: «ora, finita la settimana, quando il primo giorno della settimana cominciava a schiarire…». La Riveduta: «Or nella notte del sabato, quando già albeggiava…». Ciò è fuorviante poiché, secondo la maniera ebraica di considerare il tempo, la fine del Sabato sarebbe stata undici ore prima dell’alba della Domenica. Il testo greco di Mat.28:1 legge, «Opsè dè sabbàtōn tē epiphōskoùsē eis mìan sabbàtōn…». (Ora, [nel] tardo sabato, nella prima luce dell’uno di sabato), una descrizione che ha poco significato in greco, ma un significato perfetto in ebraico. (Si dovrebbe considerare anche Luca 23:54: «Era il giorno della Preparazione, e stava per cominciare il Sabato». È possibile che nel verbo epéphōsken (illuminare, albeggiare), abbiamo per la seconda volta l’idioma «far luce». È possibile che il racconto abbia avuto due idiomi simili: «ôr leeḥād baššabbāt» (luce per l’uno [giorno] del sabato) e «ôr lešabbāt» (luce per il sabato). L’idioma ôr lešabbāt poteva essere andato perso quando il racconto è stato messo per iscritto. In ogni caso, si potrebbe supporre la seguente scena: le donne si sono recate alla tomba sabato sera, ma, essendo rimaste paralizzate dalla paura, non sono andate ad informare i discepoli fino alla mattina seguente [cfr. Mar.16:8]).

Secondo Jehoshua M. Grintz, «nel tardo sabato» è la forma greca dell’espressione ebraica, «beṣā’ê šabbāt» (all'uscita del sabato), cioè le ore immediatamente dopo la fine del sabato. L’enigmatico «nella prima luce dell’uno di sabato» deriva da un idioma ebraico, «ôr leeḥād baššabbāt» (luce al [giorno] uno della settimana). (Jehoshua M. Grintz, «Hebrew as the spoken and Written language in the last days of the second temple»). In ebraico, šabbāt può significare sia «sabato» che «settimana». La stessa espressione di Mat.28:1 (uno di sabato), si trova quasi uguale in Atti 20:7 e Giov.20:1 (uno del sabato). In Atti 20:7, «nel primo giorno della settimana» si riferisce al Sabato sera, non alla Domenica sera. Notiamo che Paolo «prolungò il suo discorso fino a mezzanotte». Paolo non avrebbe mai iniziato il suo viaggio di sabato, né probabilmente voleva iniziarlo nell’oscurità del sabato notte; quindi, si è servito del sabato sera per esortare i credenti di Troas.

In questo modo, «luce» (ôr) serve, sorprendentemente, come sinonimo di «notte», cioè, la notte prima del prossimo giorno. Grintz non è stato il primo a suggerire che ôr le- può riferirsi alla notte prima del prossimo giorno. Vedi anche Matthew Black, An Aramaic Approach to the Gospels and Acts. (In ebraico, «luce» può essere usata eufemisticamente per significare qualcosa che è quasi l’opposto del suo significato letterale). Quando un predicatore ebraico usava l’idioma «luce per», non pensava più alla luce in senso letterale come un italiano oggi pensa quando dice, «vedo la luce». Al contrario, l'ebreo aveva in mente quelle ore di oscurità che precedevano il giorno che stava per venire.

Esempi Rabbinici

Due esempi della letteratura rabbinica ci illustreranno l’uso idiomatico della parola ebraica «luce» nell’espressione «luce per». Il primo esempio ricorre in una halachah (decisione) preservato nella Mishnah: «Luce per il quattordicesimo [di Nisan] uno deve ricercare il lievito alla luce di una lampada» (mishnah Pesahim 1:1). In altre parole, la ricerca del lievito comandata in Es.12:15 doveva iniziare dopo l’oscurità della sera del giorno precedente la Pasqua. L'altro esempio si trova anch’esso nella Mishnah, in una halachah di Rabbi Yehudah: «Uno può iniziare la ricerca [del lievito] luce per il quattordicesimo [di Nisan], o al mattino del quattordicesimo, o al momento della sua [del lievito] rimozione [a mezzogiorno del quattordicesimo]» (mishnah Pesahim 1:3).

Una comprensione ebraica

Evidentemente, considerando la suddetta comprensione ebraica di Mat.28:1, le donne Galilee sono ritornate alla tomba per ungere il corpo di Gesù poco dopo la sera del sabato. Era allora che hanno trovato la tomba vuota. Gesù, quindi, può essere rimasto nella tomba poco più di ventiquattro ore, essendo risuscitato il Sabato sera piuttosto che la Domenica mattina. Gli Ortodossi Greci possono aver preservato un’antica tradizione che riflette il tempo della risurrezione di Gesù. Dopo aver suonato le loro campane di chiesa, esattamente alla mezzanotte della vigilia di Pasqua (Sabato notte), i preti Greco Ortodossi proclamano ad alta voce, "Christos anestē!" (Cristo è risorto!). La gente risponde, "Sì, è risorto! Risorto, proprio come ha promesso”. Per la maniera di misurare il tempo nella società ebraica di Gesù, questo breve periodo, poco più di un giorno – una parte di Venerdì, tutto il Sabato, e una parte della Domenica – adempie la sua profezia che sarebbe risorto il terzo dopo la sua morte. Era pratica comune tra gli antichi Giudei riferirsi alla parte di un giorno come un giorno, o parte della notte come una notte (cfr. per esempio, Gen.42:17,18; 1Sam.30:1,12,13; 1Re 20:29; 2Cron.10:5,12; Est.4:16-5:1). Le frazioni di anni venivano considerate nello stesso modo: «Achab, figliuolo di Omri, cominciò a regnare sopra Israele l’anno trentottesimo di Asa, re di Giuda; e regnò in Samaria sopra Israele per ventidue anni» (1Re 16:29); «Giosafat, figliuolo di Asa, cominciò a regnare sopra Giuda, l’anno quarto di Achab, re d’Israele» (1Re 22:41); «Achazia, figliuolo di Achab, cominciò a regnare sopra Israele a Samaria l’anno diciassettesimo di Giosafat, re di Giuda…» (1Re 22:52).

Una risurrezione di Sabato sera concorda con la registrazione di Luca che il Venerdì pomeriggio le donne, nonostante la vicinanza del Sabato e l’urgenza delle preparazioni del Sabato, hanno trovato il tempo per preparare gli aromi per la sepoltura (Luca 23:56). Ovviamente, la loro intenzione era quella di lavare ed ungere il corpo di Gesù prima possibile, dopo la fine del Sabato. Se avessero deciso di fare questo gesto d’amore Sabato notte o la Domenica mattina, avrebbero tranquillamente potuto aspettare fino a quando il Sabato non era finito per preparare gli aromi.

Molti metteranno in discussione l’idea che la risurrezione di Gesù sia avvenuta Sabato sera. Essi citeranno l’affermazione di Gesù: «Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona. Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così starà il Figliuol dell’uomo nel cuor della terra tre giorni e tre notti» (Mat.12:39,40; cfr. Luca 11:29). Sembra che la dichiarazione di Gesù contraddica la risurrezione di Sabato sera. Come poteva Gesù rimanere nella tomba solo fino a Sabato sera, se aveva profetizzato di rimanervi per settantadue ore?

Il segno di Giona

Gesù ha reso chiaro che l’unico segno che avrebbe dato alla sua generazione, sarebbe stato simile alla predicazione di Giona. Egli disse: «segno non le sarà dato [a questa generazione], tranne il segno del profeta Giona».

Nel vangelo di Matteo, il «segno di Giona» sembra essere i tre giorni e le tre notti che Giona ha passato nel ventre di una balena (Mat.12:40). Se accettiamo questa interpretazione del «segno di Giona», allora l’idea che Gesù è risorto dopo meno di trentasei ore dalla sua morte – dopo una notte piena (Venerdì notte), un giorno pieno (Sabato), una parte di giorno (Venerdì pomeriggio) e una parte di una notte (la parte iniziale del Sabato notte) - non può essere mantenuta. D'altra parte, una risurrezione di Domenica mattina non elimina le difficoltà. L’interpretazione letterale di settantadue ore dei «tre giorni e tre notti» richiederebbe che la risurrezione di Gesù sia avvenuta nel quarto giorno. Gesù aveva profetizzato che sarebbe risorto tē trìtē hēméra («il terzo giorno»; Luca 9:22; 18:33; cfr. Luca 24:7,46). Anche considerando parti di giorni e di notti per i «tre giorni e tre notti» di Mat.12:40, Gesù non poteva risuscitare prima di Domenica notte (Lunedì secondo il calcolo ebraico del tempo) – parte di Venerdì pomeriggio, tutta la notte di Venerdì, tutto il giorno di Sabato, tutta la notte del Sabato, tutte le ore di luce della Domenica e parte della Domenica notte. Marco sostituisce il semitico «il terzo giorno» con l’equivalente greco, metà treis hēméras («dopo tre giorni»; Mar.8:31; 9:31; 10:34). Marco segue qui il modo romano di calcolare il tempo, secondo il quale si conta oggi, domani e il prossimo giorno. Ricorre solo in un’altra occasione in Mat.27:63, nella storia della vigilanza alla tomba. È significativo che la versione di Luca non menziona il ventre del pesce: «Questa generazione è una generazione malvagia; ella chiede un segno; e segno alcuno non le sarà dato, salvo il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per i Niniviti, così anche il Figliuol dell’uomo sarà per questa generazione» (Luca 11:29,30).

La continuazione delle parole di Gesù – in Luca e Matteo – ci confermano che il «segno di Giona» era la predicazione di Gesù, e non «i tre giorni e le tre notti nel ventre del pesce». In ventiquattro identiche parole greche (di Matteo e Luca) Gesù ha spiegato: «I Niniviti risorgeranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco qui vi è più che Giona» (Mat.12:41; Luca 11:32). Come Luca 11:30 chiarisce, proprio come Giona con la sua predicazione è stato un segno per la sua generazione, così Gesù, con la sua predicazione, sarebbe stato un segno per la sua generazione.

Quando Matteo ripete il «segno di Giona» (Mat.16:4), non aggiunge la spiegazione, «come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti…» (né aggiunge le parole «il profeta» come in Mat.12:39). Sebbene non conclusivo, questa omissione è un'indicazione che Mat.12:40 è chiarificativo.

È possibile che Gesù sia rimasto nella tomba meno di trenta ore – dalle 15,00 di Venerdì fino alle prime ore del Sabato notte (forse intorno alle 21,00) quando le donne sono ritornare alla tomba per ungere il corpo di Gesù. Poiché l’hanno trovata vuota, Gesù era già risuscitato, e forse è rimasto nella tomba solo ventisette ore circa.

Una risurrezione di Domenica mattina?

Nel racconto che fa Marco della visita delle donne alla tomba, si fa chiaramente riferimento alla luce del giorno: «E passato il sabato…molto presto [lìan prōi] sull’uno del sabato (cioè, della settima)…quando il sole era sorto» (Mar.16:1,2). Matteo, d'altra parte, ha, «Ora, [nel] tardo sabato, nella prima luce dell’uno di sabato…», cioè, «immediatamente dopo la fine del Sabato, la notte prima del primo giorno della settimana» (Mat.28:1). Luca 24:1 legge, «Sull’uno del sabato (cioè, della settimana), profondamente molto presto (orthrou bathéōs)…». Giovanni ha, «Sull’uno del sabato (cioè, della settimana)…mentr’era ancora buio (prōi skotìas)...» (Giov.20:1). In greco antico, prōi si riferisce spesso alla quarta parte della notte (03,00–06,00 del mattino); tuttavia, con l’aggiunta di skotìas (oscurità), Giovanni può aver preservato la menzione originaria della risurrezione nella notte del Sabato.

Il testo greco di Matteo sottolinea un parallelismo ebraico: beṣā’ê šabbāt, ôr leeḥād baššabbāt (all'uscita del Sabato, luce dell’uno [giorno] di sabato [cioè, della settimana]). Evidentemente, una volta che queste parole idiomatiche ebraiche sono state tradotte in greco e trasmesse in greco, hanno iniziato a non essere completamente comprensibili ai copisti greci. Marco è quello che si è allontanato di più dall’intenzione originale. A motivo dell’eufemismo ebraico per oscurità - ôr (luce) – egli, o una delle sue fonti, ha aggiunto la spiegazione «sul levar del sole», indicando con questo che le donne hanno visitato la tomba durante le ore di luce del giorno. Matthew Black ha scritto: «Un lettore Giudeo di Mat.28:1 avrebbe certamente inteso tē epiphōskoùsē, l’alba del primo giorno della settimana come la tarda sera del Sabato… Se questo è il significato del verbo in Mat.28:1, come possiamo conciliare la chiara affermazione di Marco, anateìlantos tou hēlìou [quando il sole era alto – Mar.16:2]?.... Dovremmo… supporre che Matteo sia qui indipendente da Marco, utilizzando la tradizione originale che Marco, forse per un malinteso, cerca di “migliorare”… L’ordine degli eventi può dunque essere: Gesù è stato crocifisso il giorno della Preparazione della Pasqua, che quell’anno cadeva di Sabato; è stato sepolto nel tardo pomeriggio o all’inizio della sera dello stesso giorno, prima del tramonto. Un intero giorno dopo, all’inizio del primo giorno della settimana, cioè il nostro Sabato sera, Maria Maddalena e le discepole sono andate alla tomba: Maria aveva aspettato la fine ufficiale del Sabato» (An Aramaic Approach to the Gospels and Acts, pp. 137-138).

Marco ha scritto che le donne hanno comprato gli aromi passato il sabato (Mar.16:1). Tuttavia, secondo Luca, prima dell’inizio del Sabato (Luca 23:54), dopo aver visto dove Gesù era stato sepolto, le donne sono tornate alle loro abitazioni ed hanno preparato gli aromi e gli oli odoriferi (Luca 23:55,56). Passato il Sabato, sono andate alla tomba portando gli aromi che avevano preparato di Venerdì, prima dell’inizio del Sabato (Luca 24:1).

Osservazioni aggiuntive


Di seguito trascrivo sulla colonna di sinistra un elenco completo di tutti i versetti che parlano della risurrezione di Cristo adoperando la frase “il terzo giorno” o “in tre giorni”. Nella colonna di destra riporto la lista di tutti quei versetti che affermano che Cristo “starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti”.


Matteo 16:21

“…e risuscitare il terzo giorno


Matteo 17:23

“…e il terzo giorno risusciterà”


Matteo 20:19

“…e il terzo giorno risusciterà”


Matteo 26:61

“…in tre giorni


Matteo 27:40

“…in tre giorni


Matteo 27:64

“…fino al terzo giorno


Marco 9:31

“…tre giorni dopo…risusciterà”;

“…risusciterà il terzo giorno” (Nuova Diodati)


Marco 10:34

“…dopo tre giorni, egli risusciterà”;

il terzo giorno egli risusciterà” (Nuova Diodati)


Marco 14:58

“…in tre giorni


Marco 15:29

“…in tre giorni


Luca 9:22

“…e risusciti il terzo giorno


Luca 13:32

“…e il terzo giorno avrò terminato”


Luca 18:33

“…ma il terzo giorno risusciterà”


Luca 24:7

“…e il terzo giorno risuscitare”


Luca 24:21

“…ecco il terzo giorno


Luca 24:46

“…sarebbe risorto dai morti il terzo giorno


Giovanni 2:19

“…e in tre giorni lo farò risorgere”


Giovanni 2:20

“…in tre giorni?”


Atti 10:40

“…lo ha risuscitato il terzo giorno


1Corinzi 15:4

“…è stato risuscitato il terzo giorno

Matteo 12:40

“…tre giorni e tre notti”


C’è UN solo versetto che adopera l’espressione “tre giorni e tre notti nel cuore della terra”! Ci sono VENTI versetti che affermano che la risurrezione di Cristo sarebbe avvenuta “in tre giorni” o “il terzo giorno”. La differenza sembra proprio enorme per costruire qualcosa su quel singolo versetto!

Dovremmo cercare di comprendere l’unico versetto diverso alla luce degli altri venti e non viceversa. Eppure la teoria secondo la quale Gesù fu crocifisso il mercoledì e risuscitò dopo la notte del sabato, sulla base dell’unico versetto, sostiene che i venti versetti devono stare a significare “tre giorni interi e tre notti intere”!


ESEMPI BIBLICI


Gesù disse: “Ecco io scaccio i demòni, compio guarigioni oggi e domani, e il terzo giorno avrò terminato. Ma bisogna che io cammini oggi, domani e dopodomani…” (Luca 13:32,33). Un semplice paragone fra questi due versetti non lascia spazio ad alcun dubbio: si parla di “oggi”, di “domani” e poi di “dopodomani” che è il “terzo giorno”.


La vittima di un sacrificio “sarà mangiata il giorno che egli la offrirà e quel che rimane dovrà essere mangiato l’indomani; ma quello che sarà rimasto della carne fino al terzo giorno dovrà essere bruciato” (Lev.7:16,17). Nel linguaggio comune dopodomani è il terzo giorno, anche se si tratta della prima parte del giorno.


Ester disse a Mardocheo: “Và, raduna tutti i Giudei che si trovano a Susa, e digiunate per me, state senza mangiare e senza bere per tre giorni, notte e giorno. Anch’io con le mie ancelle digiunerò allo stesso modo” (Est.4:16). E “il terzo giorno” Ester si presentò al re con la sua richiesta (Est.5:1-8). Questi avvenimenti ebbero luogo nel corso di tre giorni, ma non abbiamo certo l’idea di tre giorni interi e tre notti intere, poiché il terzo giorno finirono di digiunare.


La stessa cosa si può dire per quanto riguarda la prigionia dei fratelli di Giuseppe. “Li mise assieme in prigione per tre giorni. Il terzo giorno Giuseppe disse loro: ‘Fate questo e vivrete, io temo Dio’!” (Gen.42:17,18). Il tempo della reclusione si estese per la durata di tre giorni, ma chiaramente non erano tre giorni interi, poiché i fratelli furono liberati il terzo giorno.


Gionatan disse a Davide che avrebbe parlato a suo padre di una faccenda “domani o dopodomani (1Sam.20:12). Naturalmente “domani” sarebbe il secondo giorno e “dopodomani” il terzo.


Ecco come sono descritti i pericoli del mare quando Paolo fu condotto via nave a Roma: “Siccome eravamo sbattuti violentemente dalla tempesta, il giorno dopo cominciarono a gettare il carico. Il terzo giorno… buttarono in mare l’attrezzatura della nave” (Atti 27:18,19). Abbiamo così gli eventi del primo giorno, del giorno dopo e del “terzo giorno”.


Dio parlò a Mosè in questo modo: “Và dal popolo, santificalo oggi e domani… siano pronti per il terzo giorno; perché il terzo giorno il Signore scenderà in presenza di tutto il popolo sul monte Sinai” (Es.19:10,11). Se il giorno di “oggi” si riferisce a venerdì, allora “domani” sarebbe sabato e “il terzo giorno” sarebbe domenica.


Ma per far quadrare i calcoli, per sostenere la teoria del mercoledì bisogna supporre che il giorno della Preparazione in Mar.15:42 si riferisca alla vigilia di un giorno festivo infrasettimanale, quindi un “sabato” che cadeva il giovedì! Questo però non coincide con i fatti. La “Preparazione” del cibo, il venerdì, era in vista dell’astensione dal lavoro il sabato. Anche se altri lavori erano proibiti, durante il primo giorno della festa degli Azzimi (il giorno dopo Pasqua) la preparazione del cibo era permessa: “si prepari soltanto quel che è necessario a ciascuno per mangiare, e non altro” (Es.12:16).

Marco, consapevole del fatto che alcuni dei suoi lettori potrebbero non essere a conoscenza del significato dei termini adoperati dai Giudei, spiega alcune cose. Qui, infatti, parlando della Preparazione, aggiunge la spiegazione “cioè la vigilia del sabato”. I suoi lettori avrebbero senz’altro compreso che stava parlando del normale sabato settimanale, giorno di riposo per i Giudei. Se avesse cercato di spiegare che “la Preparazione” si riferiva in realtà alla vigilia di un sabato che cadeva di giovedì, certo non sarebbe stato molto chiaro.

Lo scopo di una spiegazione è di chiarire, non di confondere. Così, quando Marco spiega che il giorno della Preparazione era “la vigilia del sabato” abbiamo ogni valida ragione per credere che egli stesse usando le parole nel loro significato consueto. Ne segue che il “sabato” indicava il settimo giorno della settimana.



IL RACCONTO DI GIOVANNI


E’ qui che si incorre nell’errore di pensare che siano menzionati due sabati. L’idea è che il sabato dopo la crocifissione si riferisce ad un sabato diverso rispetto a quello settimanale, poiché Giovanni afferma che “quel sabato era un gran giorno” (Giov.19:31).

Il termine “gran giorno” può indurre a ritenere che si tratti di un giorno diverso dal normale sabato e quindi un “gran giorno”, una specie di giorno festivo infrasettimanale. Ma notiamo bene le singole parole del versetto in questione:

Allora i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato (poiché era la Preparazione e quel sabato era un gran giorno), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe…” (Giov.19:31).


Il giorno che segue la crocifissione è chiamato “il sabato”. Poi Giovanni spiega: “quel sabato (cioè il sabato settimanale) era un gran giorno”. Poiché si era nel periodo pasquale, quel giorno coincideva non solo con il sabato settimanale ma anche con una festa di ricorrenza annuale: il primo giorno degli Azzimi. Si può facilmente capire come il normale sabato fosse un “gran giorno” a causa della concomitanza con la festività annuale.


Ancora una cosa da notare per quanto riguarda l’idea dei sabati extra: se il primo e l’ultimo giorno degli Azzimi si potessero chiamare “sabati” perché non si faceva nessun “lavoro ordinario”, allora anche il giorno di Pentecoste doveva essere un sabato poiché vengono adoperate le stesse espressioni per descriverlo (Lev.23:21). Però la festa annuale della Pentecoste non può essere chiamata “il sabato” poiché era il giorno “dopo il sabato” (Lev.23:16!).



UN GIORNO PER PREPARARE GLI AROMI?


Secondo la teoria del mercoledì, fra i due sabati (cioè quello infrasettimanale che cadeva il giovedì e il sabato vero e proprio) ci sarebbe un giorno lavorativo normale, il venerdì, durante il quale le donne potevano preparare gli aromi per la sepoltura del corpo di Gesù. L’usanza ebraica prevedeva la sepoltura subito dopo la morte, di solito nello stesso giorno. Quando Anania morì, “ne avvolsero il corpo e, portatolo fuori, lo seppellirono”; tutta la faccenda fu condotta a termine in “circa tre ore” (Atti 5:6,7). Lazzaro fu seppellito lo stesso giorno in cui era morto, poiché quando arrivò Gesù “era già da quattro giorni nel sepolcro” (Giov.11:17,39). Sembra che Nicodemo abbia procurato una quantità notevole di aromi in poco tempo quando, in tutta fretta, offrì il suo aiuto nel preparare il corpo di Gesù per la sepoltura (Giov.19:39,40).


Siccome la tumulazione avveniva poco dopo la morte, è evidente che la preparazione degli aromi per la sepoltura non richiedeva un lungo processo.


Ma, secondo la teoria del mercoledì, il mercoledì le donne assistettero alla crocifissione e alla sepoltura di Gesù; poi si riposarono il giovedì (che, secondo questo punto di vista, corrisponderebbe ad un sabato annuale, una festa nazionale infrasettimanale); il venerdì prepararono gli aromi; durante il sabato (il normale giorno di riposo settimanale) si riposarono. E infine, la domenica mattina, ormai al quinto giorno, esse vennero al sepolcro con gli aromi.


Se Gesù era morto ed era stato sepolto mercoledì, perché aspettare fino a cinque giorni dopo, il primo giorno della settimana seguente, per andare al sepolcro con gli aromi? Perché non eseguire questo rito funebre il venerdì? L’attesa dei cinque giorni avrebbe soltanto aggravato lo stato di decomposizione del corpo, e il gesto d’amore verso i resti mortali di Gesù poteva risultare inutile. Inoltre, a quel punto, era alquanto offensivo e disgustoso aprire la tomba, come apprendiamo dalle parole di Marta circa il fratello Lazzaro: “Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno” (Giov.11:39).


Se Gesù è morto di venerdì, invece, le donne si riposarono il sabato e vennero poi al sepolcro con i loro aromi. Questa sequenza è più appropriata di quanto possa esserlo l’idea che esse si recarono al sepolcro il quinto giorno dalla crocifissione!



ADEMPIMENTO DELLE SCRITTURE


Gesù “è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture” (1Cor.15:4), e “Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto il terzo giorno” (Luca 24:46). Ma dove troviamo scritto, nelle Scritture, che Cristo sarebbe risuscitato il terzo giorno?

Per trovare dei riferimenti dobbiamo andare alle istruzioni date da Mosè alla Pasqua e riguardo all’offerta delle Primizie. Notiamo la sequenza dei giorni:


«l primo mese, il QUATTORDICESIMO giorno del mese, sull’imbrunire, sarà la Pasqua del Signore; il QUINDICESIMO giorno dello stesso mese sarà la festa dei Pani azzimi in onore del Signore… Quando sarete entrati nel paese che io vi do e ne mieterete la raccolta, porterete al sacerdote un fascio di spighe, come primizia della vostra raccolta; il sacerdote agiterà il fascio di spighe davanti al Signore, perché sia gradito per il vostro bene; l’agiterà il giorno dopo il sabato»(Lev.23:5,6,10,11)


Dal Nuovo Testamento sappiamo che il giorno dopo la morte di Gesù, il primo giorno degli Azzimi o il quindicesimo giorno del mese, cadde di sabato. Ne segue, quindi, che “il giorno dopo il sabato”, quando il fascio di spighe, le primizie, veniva offerto, era il sedicesimo giorno del mese. Le date coincidevano con il giorno 14, 15 e 16 del mese.


Questi giorni di celebrazione contenuti nell’Antico Testamento, cioè Pasqua e Pani Azzimi, erano simboli di realtà spirituali adempiute in Cristo. Nella morte Gesù divenne l’agnello della PASQUA e, nella risurrezione, fu la PRIMIZIA del raccolto. Egli adempì queste cose perfino nel giorno esatto!

Così egli “morì secondo le Scritture” il quattordicesimo giorno del mese, come nostra PASQUA.

Per mezzo della risurrezione, Gesù è diventato anche la PRIMIZIA. “Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti” (1Cor.15:20,23). L’offerta delle primizie, o i primi fasci di spighe, avveniva il sedicesimo giorno del mese e così Cristo, l’adempimento delle Scritture, risuscitò dai morti il sedicesimo giorno del mese! Questo coincideva con “il terzo giorno” e l’apostolo Paolo poteva quindi affermare, come scritto nel medesimo capitolo, “Cristo… risuscitò il terzo giorno secondo le Scritture”! (1Cor.15:3,4).


LUCA 24:21


Luca 24:21 afferma: «Ecco il TERZO GIORNO da quando sono accadute queste cose». Poiché queste parole furono riferite da due discepoli il primo giorno della settimana, non c’è alcun dubbio a stabilire in quale giorno avvenne la crocifissione. Contando semplicemente indietro di tre giorni si arriva al venerdì.


I discepoli sulla via di Emmaus, parlando di Gesù, dicevano: “I capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno fatto condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece, con tutto ciò, ecco IL TERZO GIORNO da quando sono accadute queste cose” (Luca 24:20,21).



TRE GIORNI E TRE NOTTI


Nel pensiero rabbinico un giorno e una notte formano un onah e che una parte di onah equivale all’intero (Talmud di Gerusalemme: Shabbath ix.3). Secondo questa modalità di calcolo, il periodo da venerdì pomeriggio a sabato notte, poiché copre tre unità di giorno e notte, si può definire “tre giorni e tre notti”.



Shalom… Argentino Quintavalle